2 commenti

  1. l’aumento della conoscenza è sempre un bene. Tuttavia, bisogna stare attenti a non sovraccaricare di significati i dati. A me, come del resto a tantissimi ricercatori, sembra a dir poco azzardato equiparare il grooming degli animali al disturbo ossessivo compulsivo. Una sola osservazione. Spesso i pazienti ossessivi, quelli umani intendo, sono ossessionati dai cosiddetti pensieri proibiti, ad esempio pensieri blasfemi, aggressivi o perversi, che cercano di gestire non solo con compulsioni ma anche con ruminazioni, evitamenti e richieste di rassicurazione. Quale somiglianza ci può essere con il grooming dei topi dell’esperimento in questione? Da notare che per esempio gli evitamenti dei pazienti ossessivi sono accurati ma non ripetitivi, la ruminazione ossessiva segue una logica complessa e che per difendersi dalla minaccia ossessiva i pazienti non ricorrono soltanto a compulsioni ripetitive. Ma ammesso anche che la assenza di una proteina determini il sintomo ossessivo pure negli umani, che dire dei risultati di diverse ricerche sperimentali che mostrano come la riduzione del timore di colpa riduce la sintomatologia ossessiva e che l’induzione del timore di colpa in soggetti non ossessivi, induce condotte ossessive?
    La netta impressione è che ci sia una pregiudizio molto forte a favore della idea che i sintomi ossessivi siano privi di un significato e che siano l’espressione di un danno neurologico. La experimental psychopathology, al contrario, fornisce dati scientifici molto solidi a favore della idea che il DOC sia un disturbo primariamente psicologico che ha ovviamente , uno specifico substrato cerebrale ma non sembra causato da un danno del cervello.

    • Redazione

      Egr. Prof. Mancini,

      ho letto con attenzione le Sue autorevoli riflessioni e La ringrazio per averle scritte qui. Il presente articolo rappresenta la traduzione del comunicato stampa dell’Università di Wuerzburg. E’ una notizia che è velocemente rimbalzata in diverse testate giornalistiche che si occupano di salute, dall’America all’Italia. Riporta uno studio interessante che segue un filone di ricerca che è solo agli esordi.

      Concordo pienamente con le Sue osservazioni, probabilmente l’articolo avrebbe dovuto essere pubblicato sul nostro sito con delle iniziali riflessioni critiche, come quelle da Lei espresse.
      A tal proposito mi permetto di invitarLa a leggere un recente articolo pubblicato da Psychentral.com che lo prende ad esempio come un comunicato che ha dato luogo ad un cattivo giornalismo scientifico.
      Ne evidenzia, soprattutto, una cattiva comunicazione a livello dell’ufficio di relazioni con l’esterno e social media dell’Università. Il comunicato, scritto da un editor e scrittore, e non da un ricercatore, ha l’evidente scopo di raccogliere il maggior consenso e ha addirittura provocato un rigurgito mediatico nel mainsteram, che ha spinto alcuni a scrivere che era stata trovata la causa dell’OCD.

      Alla fine dei conti rimane il fatto che questi risultati, allo stato attuale, non sono affatto generalizzabili all’uomo e che quest’area di studi è molto complessa.

      La ringrazio molto del Suo contributo, soprattutto là dove sottolinea che bisogna porre attenzione al significato del sintomo ossessivo e al vissuto della persona.
      La prossima volta, nella diffusioni di articoli del genere, integreremo con delle riflessioni critiche, per non incorrere nelle trappole di una scorretta informazione scientifica.

      Grazie ancora e cordiali saluti,
      dr.ssa Angela D’Addario

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